In viaggio…

Buona sera!

Ieri, scrivendo a proposito del Pellegrino, ho accennato alla vicinanza tra ciò che lui compie e ciò che può favorire – nel tempo presente- una crescita spirituale, nel particolare contesto della Direzione Spirituale.

Quali pratiche possono favorire l’inizio -e la continuazione- di un dialogo con un interlocutore esterno che possa aiutarci nel cammino?

Lungi dall’essere un post esaustivo, vorrei iniziare a delineare gli aspetti più immediati e concreti :

Fare parte di una comunità.

Essere inseriti in una comunità Cristiana è il primo -indispensabile- requisito per poter ricevere una fruttuosa direzione. La comunità è il luogo dove mettiamo a frutto i nostri doni, dove percorriamo insieme l’iter dell’Anno Liturgico.  Quest’ultimo, è una fonte generosa di spunti per la preghiera e la maturazione personale. Personalmente, trovo sostegno e incoraggiamento nella celebrazione condivisa sia della Liturgia che di momenti infrasettimanali di preghiera.

In che modo questo primo punto tocca la vostra esperienza? Come descrivereste la vostra appartenenza a una specifica Chiesa/parrocchia o ad uno specifico ordine/movimento?

Porsi in ascolto, senza fretta

Leggendo e rileggendo “I racconti di un Pellegrino Russo”, sono sempre rimasta piacevolmente sorpresa dalla tranquillità con cui il protagonista vive la domanda che lo muove alla ricerca di uno starec (la guida di cui scriverò nei prossimi giorni). Volendo avanzare un’ipotesi, credo che il pellegrino abbia consapevolezza del valore stesso del cammino e dell’attesa che ne deriva. Ascolta insegnamenti, sermoni, dialoga con interlocutori che -per quanto non definitivi- condividono qualche caratteristica con lo starec : l’erudizione, la devozione, etc…

E noi…come gestiamo “la fame e la sete” del nostro spirito?

Il rispetto dei silenzi (parte 1)

Nel porsi in ricerca ed in ascolto, il Pellegrino  non si espone “oltre misura” ma conserva una prassi di “ascolto contemplativo” : accoglie gli insegnamenti che riceve in merito alla preghiera, li “rumina” -un po’ come accade nella Lectio Divina- e discerne il passo successivo.

Il silenzio è una sorta di filo conduttore che guida e accompagna i suoi passi, invitandoci ad unirci al pellegrinare.

A tutti, l’augurio che il silenzio notturno sia sereno,

A domani!

 

 

Un interlocutore

Buona sera!

Proseguendo nella lettura del primo racconto tratto da “I racconti di un Pellegrino Russo”, a un certo punto leggiamo che il protagonista, non avendo trovato risposta al suo interrogativo

“come posso pregare incessantemente”?

decide di cercare un interlocutore esperto e competente, allo scopo di progredire nella vita di preghiera.

Questa esperienza, dal mio punto di vista, risulta molto significativa e rappresenta un elemento comune a tanti Cristiani in cerca, oggi come secoli or sono, di un orecchio esterno in grado di sostenerli e guidarli nel discernimento quotidiano, non sempre lineare.

La domanda del Pellegrino appare particolarmente incisiva perchè si articola dall’idea che la preghiera -e quella contemplativa in modo particolare- non solo non sia una “fuga dalla realtà”, ma una strada possibile per vivere appieno le molteplici situazioni che caratterizzano il quotidiano.

Anche noi abbiamo il desiderio di intraprendere -o continuare- una relazione con qualcuno che possa orientare il nostro cammino?

Che valore diamo ai termini esperto e competente? Che significato hanno per noi? Quali aspettative ingenerano?

La limpidezza della domanda posta dal nostro pellegrino, tuttavia, non corrisponde ad una risposta immediata : vaga in diversi posti, ascolta diversi sermoni, etc…

Questo tempo di attesa richiede grande perseveranza al protagonista che, nel viverlo, mette in atto una serie di comportamenti che -ancora oggi- vengono  descritti nei testi di Direzione Spirituale (quando si parla delle persone che ricevono la Direzione).

Ne scriverò domani!

See you!

 

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Nell’immagine, il Chotki di Gesù.

Pregare incessantemente

Buona sera!

Proseguendo nella lenta lettura dei Racconti di un Pellegrino Russo, si incontra immediatamente il desiderio che abita il protagonista :

pregare incessantemente 

Ho trovato particolarmente bello il realismo con cui questo tema viene introdotto unità alla semplicità e all’onestà delle domande del Pellegrino. Ciò, a mio avviso, rende questo testo molto “vicino”.

Così come il Pellegrino si chiede come poter apprendere la tipologia di preghiera indicata dal testo biblico, così noi -in una molteplicità di occasioni- ci poniamo domande sul come pregare, perchè, dove e come.

In particolare, trovo che le domande sulla pratica della preghiera aprano la strada alla ricerca -e al fruttuoso incontro- di chi potrà essere per noi un compagno e un maestro.

Tornando al primo racconto…il termine “forte” è

incessantemente

Provo a soffermarmici.

Immaginare la possibilità di pregare sempre, qualsiasi cosa si stia facendo, appare un traguardo lontano…Inoltre, sembra prospettare un cammino ascetico al quale non tutti ci sentiamo chiamati.

Allo stesso tempo, pensare ad una preghiera incessante ci invita           -energicamente- a considerare tutte le attività che caratterizzano la nostra quotidianità, chiedendoci se -ed in che modo- ci edificano o se ci distolgono dalla nostra vocazione.

Una domanda pratica e concreta, che può accompagnarci lungo i giorni!

A presto!

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Per Grazia di Dio…

Buona sera e Buona Domenica!

A distanza di un po’ di tempo, eccomi con un post! Sto rileggendo il libro “I Racconti di un Pellegrino Russo”, nella versione pubblicata dalla casa editrice San Paolo.

Idealmente, vorrei ripercorrere il testo con la calma che contraddistingue la Lectio Divina, soffermandomi sugli aspetti che “parlano” in modo particolare al tempo presente.

Questa sera, mi ha particolarmente colpito il frammento :

“…per condizione [sono] un pellegrino senza dimora…”

Riconoscersi pellegrini è, dal mio punto di vista, decisamente rilevante perchè ci inserisce in un contesto fatto di cammini e condivisioni, in un dinamismo mai fine a sè stesso, ma completamente orientato all’incontro con Cristo.

L’assenza di una dimora esteriore non pregiudica in alcun modo la realtà concreta di quella interiore, effettivo focus del pellegrinaggio.

Nel corso delle letture passate, ho apprezzato la possibilità di trasportare alcuni spunti tratti dai Racconti nella quotidianità, in modo abbastanza diretto.

Oggi, apprezzo la franchezza con cui il Pellegrino ci consegna “il pavimento della nostra cella interiore” : la Bibbia; di cui scriverò domani.

Questa sera, vorrei condividere alcune domande :

Potremmo riconoscerci nell’immagine del Pellegrino?                                     In quale misura?                                                                                                             Come possiamo e vogliamo descrivere il nostro “pellegrinare”?

A domani!

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Quaresima 2016

Buona sera! All’inizio di questa Quaresima, vorrei condividere alcuni versi del Salmo 1 :

sarà come albero / piantato lungo corsi d’acqua / che darà frutto a suo tempo

Alcuni giorni fa, ho brevemente descritto l’iter che vorrei proporre per questo periodo liturgico : la Lectio Continua del Libro dei Salmi. Questa particolare forma di Lectio trae origine dall’esperienza del deserto, un’oasi di spiritualità e profonda conversione.

In questo contesto, sia chi si ritirava lì per condurre una vita di preghiera e silenzio, sia chi si avvicinava ai Padri e alle Madri del Deserto, considerava la Bibbia come un testo in grado di “offrire una parola” di conforto, di rassicurazione, di ammonimento, pacificazione, etc…

Parimenti, nella Lectio Continua, il nostro approccio al testo è contemplativo, volto a riconoscere il frammento su cui soffermarci maggiormente nel corso della preghiera personale.

La Lectio, o primo movimento, ci offre l’opportunità di entrare nelle profondità del Testo, accogliendolo nella nostra preghiera e nella nostra quotidianità. Come in altre forme di preghiera contemplativa, la Lectio ci aiuta a convertire -giorno dopo giorno- la nostra esistenza, attingendo quotidianamente dalla Fonte.

In particolare, in questo primo step siamo invitati ad assaporare il testo nella sua ricchezza e bellezza, a rallentare il ritmo della nostra giornata per ritagliarci uno spazio di Deserto, nel quale diviene possibile l’incontro con Dio.

La Parola può farsi preghiera e “restare con noi” lungo tutta la giornata, intrecciandosi con la Preghiera Esicastica. La Preghiera del cuore offre molteplici spunti “quaresimali”…ma ne parleremo nei prossimi giorni!

 

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